beagle
martedì, 17.02.09
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venerdì, 22.02.08
La selezione dei Beagle nella storia
Basandosi unicamente sui risultati ottenuti a caccia, il Beagle del passato non poteva vantare un tipo ben fissato, in quanto ogni estimatore aveva il suo ideale e la propria muta di cani, che poteva differire anche di molto dalle altre. Fu solo verso la metà del Diciannovesimo secolo che si ebbero i primi tentativi di unificare la razza ma le difficoltà erano innumerevoli, poiché le due società inglesi che se ne occupavano avevano opinioni contrastanti sul tipo da preferire, tanto che ancora oggi, nei Beagle inglesi, si può notare l'influenza delle due diverse scuole di pensiero.
Nei primi decenni del 1900, in ogni modo, la razza potè registrare un numero sempre crescente di soggetti con una buona omogeneità, grazie anche alle prime esposizioni di bellezza, che rendevano necessarie decisioni definitive riguardo l'aspetto da scegliere.
Le due guerre mondiali assestarono un duro colpo alla selezione del Beagle e fu solo grazie all'impegno di alcuni appassionati e all'utilizzo di nuovi cani, in particolare di campioni americani, che la razza si salvò dall'estinzione, uscendone addirittura rafforzata. In Inghilterra il Beagle gode attualmente di una discreta popolarità, sebbene la divisione tra linee di sangue da lavoro e da esposizione sia piuttosto netta e fonte di contrasti tra gli appassionati. Al contrario, in Francia il Beagle può dirsi ottimamente rappresentato, in quanto coniuga in maniera ottimale la rispondenza allo standard con le qualità caratteriali richieste a questo segugio, tanto che già negli anni Quaranta e Cinquanta gli estimatori inglesi usavano ricercare proprio in Francia i soggetti adatti a rinvigorire le loro linee di sangue.
Con l'avvento della quarantena in Inghilterra tale pratica dovette essere sospesa ma dopo l'abolizione della stessa, pochi anni fa, si può sperare che la situazione migliori ancora, grazie alla selezione non più ostacolata da problemi di ordine pratico.
Attualmente la razza viene considerata inglese e lo standard del Beagle è, quindi, di competenza del Kennel Club britannico.
giovedì, 21.02.08
Storia del beagle e della caccia alla lepre
Il Beagle è una razza selezionata in tempi relativamente recenti per la caccia alla lepre. Ma segugi con caratteristiche che lo richiamano da vicino possono essere rintracciati in epoche molto remote, nella Grecia di Senofonte come, qualche secolo dopo, in descrizioni di segugi per la caccia alla lepre diffusi in Asia Minore e anche in Inghilterra, introdotti dai Romani all'epoca delle loro conquiste.
Dove la razza, cosi come la conosciamo oggi, si sia esattamente originata è controverso, poiché Francia e Inghilterra ne rivendicano entrambe la paternità.
Difficilmente la questione potrà essere risolta, soprattutto perché tra le case reali dei due paesi erano frequenti gli scambi di doni, nei quali le mute di cani da caccia avevano un ruolo preponderante. I preziosi segugi per la caccia alla lepre, quindi, con ogni probabilità vennero selezionati a cavallo delle due nazioni.
Ma fu solo nel Sedicesimo secolo che i Beagle iniziarono a diffondersi in Inghilterra, soprattutto grazie alla regina Elisabetta che li apprezzava particolarmente, tanto da selezionarne diverse varietà e alcune talmente minuscole da poter essere trasportate sui luoghi di caccia nella tasca di una giacca.
Patricia Mc Connell
Tempo addietro Patricia Mc Connell, docente di zoologia all'università del Wisconsin e nota addestratrice di cani, condusse un interessante esperimento sul comportamento di un gruppo di cuccioli di circa sei settimane di età: ai cani veniva insegnato a rispondere al comando "seduto" impartendo un segnale sia vocale che gestuale, allo scopo di verificare quale dei due fosse meglio recepito.
Non stupisce constatare come i cuccioli comprendessero più rapidamente il segnale gestuale. Per i cani, infatti, i segnali visivi sono di più facile comprensione rispetto a quelli vocali. Ma è sicuramente degno di nota come la razza canina che in assoluto prestava maggior attenzione al linguaggio del corpo fosse il Beagle: i piccoli segugi totalizarono trentadue risposte su quaranta al segnale visivo e uno... zero netto al comando verbale.
Una particolarità, questa, capace di creare non pochi problemi qualora si debba richiamare un cane finito oltre la portata utile dei segnali gestuali.
Le caratteristiche specifiche di questa razza spiegano in larga parte la ragione di un tale risultato e possono aiutare i proprietari (o gli aspiranti tali) a comprendere meglio il carattere e le attitudini di questo magnifico segugio oggi popolare anche come cane da famiglia.




